L’arrivo di un neonato è legato all’insorgere di una notevole dose di preoccupazione per i neo genitori, delegati alla predisposizione delle condizioni in grado di permetterne una crescita armonica e sana.
Uno dei temi che vanno presi in considerazione in questa fase è quella dell’alimentazione. Se nei primi mesi è la mamma ad ovviare all’allattamento, la fase successiva è quella relativa allo svezzamento, ovvero al passaggio ai cibi solidi.
Proprio su questa fase ormai da anni è aperta la discussione che vede gli specialisti e i pediatri schierati su due campi diversi. Una parte di essi, infatti, propone il cosiddetto svezzamento precoce, il quale dovrebbe iniziare intorno al quarto mese. A suggerire questa strategia sono alcuni studi i quali hanno dimostrato che tra i 4 e i 6 mesi l’esposizione del bambino verso molecole potenzialmente allergizzanti potrebbe rivelarsi protettiva, in quanto il sistema immunitario del bambino non essendo ancora completamente formato sembrerebbe essere maggiormente predisposto ad accettare l’allergene, senza che si presentino controindicazioni. Peraltro in questa fase il latte materno non sarebbe più nutriente al punto giusto in particolare a causa della carenza di ferro.
A smentire questa teoria ci sarebbero però altri studi, i quali dimostrano che prima dei 5-6 mesi l’intestino di un bambino è ancora completamente permeabile, non riuscendo a fare da filtro tra ciò che deve essere espulso in quanto pericoloso e ciò che invece dovrebbe entrare in circolo al fine di nutrire tutto l’organismo. Gli stessi studi vanno poi a dimostrare che l’esposizione precoce a sostanze alimentari propriamente dette è tra le concause di leaky gut in età adulta.
Come si può facilmente capire si tratta di una discussione destinata a proseguire nel tempo, anche perché sono molte le mamme che invece preferiscono sottostare all’imposizione dei piccoli, ovvero allattarli sino a a quando essi gradiscono questo metodo di alimentazione per poi iniziare lo svezzamento una volta che il loro umore muti.

Il cuocipappa

Una volta iniziato il periodo dello svezzamento, si impone però un altro problema: meglio gli omogeneizzati industriali o quelli preparati in casa? Chi opti per la seconda ipotesi può contare su un dispositivo come il cuocipappa, grazie al quale è possibile preparare i pasti per i piccoli in tempi relativamente brevi e con il massimo di garanzie dal punto di vista qualitativo. Tanto da spingere sempre più famiglie a farvi ricorso.
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